La recensione di Studio Emme – Una stella di nome Ludovica

La recensione di Studio Emme – Una stella di nome Ludovica

Mesi e mesi di casting.

Selezionata tra 8 mila bambine provinate.

Prima esperienza sul set e debutto da oltre 7 milioni di telespettatori.

E’ come se Ludo aspettasse Lila e Lila aspettasse Ludo.

Tutto sembra parlare di un futuro ricco di successo per la nostra attrice Ludovica Nasti.

E’ lei che ha prestato i suoi occhi magnetici e al tempo stesso dolenti al personaggio di Lila de “L’amica geniale”, la serie evento diretta da Saverio Costanzo, liberamente ispirata ai romanzi di successo di Elena Ferrante.

Classe 2006, puteolana come la grande Sofia Loren, alla quale è stata già più volte paragonata, Ludovica nella sua interpretazione ha assunto quella posa assolutamente spontanea e naturale che è tipica degli attori già navigati.

E’ come se il suo DNA fosse spontaneamente intriso di recitazione, cosa che ha reso il suo personaggio di una forza e di un fascino impressionanti.

Del resto lei una guerriera lo è stata già nella vita.

Ludovica ha dovuto combattere contro la leucemia e, dai 5 ai 10 anni, ha trascorso la sua vita tra controlli, cure invasive ed ospedali.

Eppure, come ha confermato la mamma in diverse interviste, non ha mai perso la forza.

E’ una combattente Ludovica, una tosta: la vita le ha già presentato una prova importante ma lei, proprio come Lila nella serie, ne è uscita vittoriosa, con quella tenacia e quella determinazione che, diciamolo pure, sono inconsueti alla sua giovane età.

Adesso fare l’attrice è il suo sogno.

E come biasimarla?

I suoi occhi profondi ed espressivi sono riusciti a dare una nota di colore a quel grigiore e quella decadenza che la serie ha dovuto rappresentare storicamente, parlando di una Napoli uscita dalla guerra, monocromatica, in declino, vecchia e, in molti tratti, violenta.

I colori sono stati volutamente stinti e consumati perché volevano dare l’idea dei tanti passaggi

nella storia.

Ci auguriamo di vederla ancora.

Di poterci perdere ancora in quello sguardo.

In quella recitazione naturale e viscerale, capace di dar voce a un’emozione o un sentimento soltanto con la forza degli occhi.

Senza necessariamente parlare.

Brava Ludovica, siamo davvero orgogliosi di te!

Articolo di Roberta D’Auria

 

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